IMMISSIONI SONORE O RUMORI MOLESTI? LA SOTTILE LINEA ROSSA SULLA QUALE DANZA L’AMMINISTRATORE DI CONDOMINIO

Spunti e appunti su una delle tematiche maggiormente avvertite in ambito condominiale.

Telefonate di fuoco. Lettere al veleno. Scontri frontali in ambito assembleare. Quante volte l’Amministratore di condominio si trova alle prese con animali da silenziare, presunti traslochi notturni, porte sbattute, urla e schiamazzi d’ogni foggia?

Andando oltre l’accento divertito di questo incipit, l’argomento risulta assai più complesso di quanto pronosticabile a priori.rumori molesti Una cattiva gestione di questo tòpos della vita condominiale può rappresentare una crepa in quel rapporto fiduciario tra le parti – già accennato in precedenza – (Dove? Clicca qui  http://www.seamsrl.eu/2017/09/06/se-am-s-r-l-teamwork-business-success/) nonché fonte di cattiva luce puntata sulla figura professionale dell’Amministratore, colpevole d’incapacità dinnanzi a un aspetto che può segnare profondamente la qualità della vita dei singoli clienti nella loro quotidianità.

Ma cerchiamo di vedere più nel dettaglio se e quando sia possibile intervenire: in primo luogo preme sottolineare come l’Amministratore abbia facoltà d’intervento nel campo delle attribuzioni a suo carico ovvero nell’applicazione del regolamento condominiale (ove previste norme ed eventuali sanzioni al suo interno riguardanti la specifica tematica), nelle indicazioni a riguardo previste dal codice civile o dalle leggi speciali. Di certo non è ammissibile da parte dell’Amministratore intraprendere azioni a carattere coercitivo nei confronti dei condomini. Vale la pena inoltre -in questo frangente- specificare il concetto di illegittimità delle immissioni acustiche; esse sono da considerarsi tali solo quando oltrepassano i limiti della normale tollerabilità in base alle rilevazioni fonometriche. Intorno a questo concetto riportiamo di seguito estratto di quanto dichiarato dalla Suprema Corte (Cass. Civ. 3440/2011): “Il limite di normale tollerabilità non è assoluto, ma relativo alla situazione ambientale, secondo le caratteristiche della zona, per cui tale limite è più basso in zone destinate ad insediamenti abitativi, ma è anche vero che la normale tollerabilità non può essere intesa come assenza assoluta di rumore. In altri termini, il fatto che un rumore venga percepito non significa anche che sia intollerabile. La normale tollerabilità, poi, va riferita alla sensibilità dell’uomo medio. Non si può, infine, non tenere conto della durata continua o della occasionalità delle immissioni sonore”.  Fatto presente ciò, per alcune casistiche possono tornare utili le tabelle dell’art.2 del DPCM 01/03/91, secondo comma – tabelle 1 e 2 (vedi link seguente per maggiori approfondimenti www.arpa.fvg.it/export/sites/default/…/PUBBLICAZIONE-SULLA-NORMATIVA.pdf).

Per chiudere, ricordiamo infine che l’Amministratore non ha diritto d’intervenire nei rapporti tra privati ed è legittimato alla contestazione solo quando le immissioni illegittime riguardino in maniera diretta parti comuni dell’edificio, così come sottolineato dalla sentenza della Corte di Cassazione 45616/2013, “…che la produzione di rumori idonei ad arrecare disturbo o a turbare la quiete e le occupazioni non solo degli abitanti dell’appartamento sovrastante o sottostante la fonte di propagazione”.